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Scheda prodotto: 9938927 - CRITICA DELLA RAGION CRIMINALE (VARIA - VARIA).

9938927 - CRITICA DELLA RAGION CRIMINALE
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CRITICA DELLA RAGION CRIMINALE
Prussia, 1804. Perché il grande filosofo Immanuel Kant conserva in un laboratorio segreto le teste spiccate delle vittime dei delitti orrendi che da qualche tempo fanno pensare ai buoni cittadini di Koenigsberg che la città è invasa dalle potenze oscure, forse dal Demonio? Che cosa sta cercando Kant? Chi è il vero autore del manoscritto maledetto "Critica della ragione criminale" che sembra avere a che fare con le uccisioni? E perché a indagare sui crimini viene chiamato il giovane procuratore Hanno Stiffeniis che proprio a Kant ha confessato di essere stato affascinato dalla possibilità del delitto gratuito quando a Parigi ha visto ghigliottinare il re? La voce della critica Un'avvertenza: chi ama Kant potrà patire questo romanzo, dove il filosofo ormai senescente – e se ne vedrà la morte – appare una figura sgradevole se non un rimbambito. Ma, più in generale, la lettura di Critica della ragion criminale lascia un sapore strano: e non solo per il senso di malessere (colpa, orrore, inadeguatezza) che accompagna l'intero corso dell'indagine del giovane magistrato Hanno Stiffeniis, strappato all'autoesilio nella tranquilla Lotingen per una misteriosa convocazione regia e la caccia a un demoniaco assassino nella città di Königsberg. Opera di "Michael Gregorio" (che il tam-tam del web svela per pseudonimo di una coppia di Spoleto, l'inglese Michael Jacob e l'italiana Daniela De Gregorio), il libro può vantare una scrittura fluida e una certa originalità, e nonostante la relativa mole galoppa in un continuo ribollire di sorprese, delitti, mostruosità. Mentre Napoleone minaccia la Prussia e Königsberg sembra travolta dal panico e dalla sragione, Stiffeniis avanza a tentoni nell'indagine, causando nuove vittime con le proprie goffaggini e trovando sostegno solo nel pensiero dei cari lontani, nel buon senso dell'assistente Koch e in un nuovo approccio criminologico varato nientemeno che dal veneratissimo Kant. Dovrà confrontarsi con trame giacobine e stregonerie, omertà militaresche, torbide curatrici e spie, cannibali, profezie, farfugliamenti di morti; non manca neppure un manoscritto favoloso (quello del titolo, appunto), che emerge all'improvviso dalle pieghe più imbarazzanti della vicenda. In scena è la Germania paleoromantica di Hoffmann, e tuttavia i deliri e le ombre recano qui il peso della carne violata dal delitto o da atrocità esistenziali altrettanto devastanti; ci sono gli sfondi di Caspar David Friedrich, ma la loro serenità crepuscolare lascia il posto a un inverno livido di degradazione, tra la cupa e labirintica fortezza, i boschi innevati percorsi da lupi e una marina maleodorante coi carcerati pronti alla deportazione. In effetti, Critica della ragion criminale è più un convulso, compiaciuto gioco fantastico – l'avrebbero, pare, ispirato i Grimm – che un vero thriller: una storia alla Tim Burton con il solito cast un po' sopra le righe (compreso Christopher Lee nei panni dello swedenborghiano dottor Vigilantius), ma di ironia assente o almeno diversa, metatestuale. Il romanzo avvince per trama e qualità di scrittura: il problema è che, da un certo punto in poi, all'indubbia suggestione d'atmosfera e alle attese accumulate non risponde uno sviluppo convincente. I misteri che costellano la storia (dal principale legato ai delitti alle pagine oscure della vita di Stiffeniis) tendono a sgonfiarsi in soluzioni forzate o assurde, ben oltre il gioco sulla fragilità della ragione e le debolezze delle verità ufficiali, oppure in scoperte un po' deludenti. Il lettore condivide con il protagonista il senso di contaminazione e di male, ma anche perché lo spettacolo tanto insistito e disinvolto della devastazione fisica, all'insegna della necrofania più modaiola, lascia addosso una certa inquietudine sul crescendo necessario a stimolare emozioni. E l'equivoco di scambiare (e magari far scambiare) un onesto prodotto fantastico di genere per un thriller filosofico, finisce con il nuocergli persino immeritatamente – mentre nell'ombra, a quanto pare, già si macchina un sequel. Franco Pezzini Chi ha comprato questo libro è interessato anche Luminosa tenebra I giorni dell'espiazione Kant. Una biografia Questo libro è brutto e deludente sotto tutti i punti di vista. Ambientazione: una fredda e stereotipata rappresentazione della Prussia dell'epoca, con alcuni riferimenti eruditi messi un po' lì un po là a caso nel goffo tentativo di dare un po' di colore alla descrizione asettica e piatta di Koenigsberg e della società prussiana. Kant: come Koenigsberg, una rappresentazione non veritiera, macchiettistica e dati i risvolti finali del libro, a dir poco infamante. Avevo preso il libro nella speranza di vedere un Kant detective, sulla falsariga dell'opera di M. Doody (anzi le mie aspettative erano ancora più alte) e invece vedo la sua figura stereotipata, umiliata e ridicolizzata mentre il ruolo di protagonista è affidato all'imbarazzante e insipido Hanno Stiffenis. La trama è anch'essa irritante: personaggi che compaiono e scompaiono senza alcuna evoluzione, altri che sono completamente inutili. Una trama che non regge e che zoppica faticosamente dall'inizio alla fine. Niente che possa far considerare questo libro come un giallo ben riuscito. Ultimo punto: la filosofia. Chi dice che questo è un libro pregno di filosofia evidentemente non ha mai letto un libro filosofico, nemmeno il manuale di storia di filosofia più adottato nelle scuole d'Italia. In questa opera la filosofia kantiana e il rapporto di Kant con il male non ci sono neanche marginalmente. Tutte le volte che è il momento di entrare, scendere nel dettaglio (e anche di entrare nel merito della spiegazione del titolo) gli autori non approfondiscono e liquidano tutto con frasette del tipo "non me la sento di ricordare" o "non mi piacciono i sofismi", come già fatto notare da altri recensori. Allora che senso ha il libro? Che senso ha lo stesso titolo? Grossissima delusione, un caso editoriale all'epoca ma montato davvero sul nulla. Sono contento solo del fatto che il libro l'ho comprato a prezzo stracciato (e questo non è di certo merito degli autori).
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